Itinerario 4

Chi paga?

Forme di rappresentazione dei committenti nella Basilicata medievale

Introduzione

L’identità di committenti e finanziatori, durante il Medioevo, poteva essere ricordata tramite iscrizioni, stemmi araldici, elementi simbolici o ritratti più o meno stereotipati posti sulla stessa opera commissionata/donata. Visto il tenore prevalentemente religioso e devozionale delle produzioni artistiche del tempo, lo scopo principale di tali forme di rappresentazione dei committenti/donatori era quello di stimolare gli spettatori/fruitori dell’opera a pregare a favore delle loro anime al fine di conseguire il Regno dei Cieli; ma, in tal modo, si voleva anche celebrare il loro prestigio all’interno della società del tempo. Il presente itinerario vuole porre l’accento sulle identità di coloro che promossero la produzione artistica lucana durante i secoli del Medioevo ed evidenziare le modalità con cui essi lasciarono traccia di sé nelle stesse opere commissionate e le finalità per cui vi si fecero rappresentare.

Opere presenti nell'Itinerario

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Chiesa della Badia di Santa Maria di Banzi

Figura di committente

Autore: Pietro da Bari

Tecnica e materiale: scultura su marmo

Data: 1331

Collocazione: Banzi, Chiesa della Badia di Santa Maria di Banzi, esterno, facciata, Madonna con Bambino (collocazione non originaria)

Commento:
nella lastra relativa alla Madonna con Bambino, a fianco delle due figure principali e di dimensioni nettamente più piccole, compare l’immagine di un uomo in abiti vescovili (si noti la mitra e il pastorale) in atteggiamento di devozione (mani giunte in atto di preghiera e gambe leggermente flesse in un inchino). Si tratta, come chiarisce l’iscrizione posta alla base dell’opera stessa, dell’abate della Badia di Banzi Domenico da Cervarezza, il committente della scultura che fu eseguita nel 1331 da Pietro da Bari, monaco del cenobio di San Vito

Chiesa di Santa Maria della Croce

Informazioni accessibilità:

Indirizzo: piazza Plebiscito. Orari di apertura: accesso su appuntamento. Contatti: don Pierdomenico, tel. +39 0835 554017 / e-mail: santamariadellacroce@chiesadimaterairsina.it.

Stemma della famiglia Sanseverino

Autore: maestranze napoletane

Tecnica e materiale: smalto a champlevé

Data: XV secolo (sicuramente ante 1457 e presumibilmente tra 1414 e 1435)

Collocazione: Ferrandina, Chiesa di Santa Maria della Croce, sacrestia, reliquiario (stauroteca)

Commento:
sulla base della croce-reliquiario conservata nella sacrestia della Chiesa di Santa Maria della Croce compare per ben quattro volte uno scudo con fascia rossa in campo argento realizzato in smalto a champlevé (ovvero, ad alveoli scavati). Si tratta dello stemma della nobile famiglia dei Sanseverino, conti di Tricarico e principi di Bisignano, i committenti dell’opera.

Chiesa del Convento di San Francesco

Ritratto di Antonia del Balzo

Autore: maestranze dell’Italia meridionale

Tecnica e materiale: affresco

Data: 1370-1374

Collocazione: Irsina (già Montepeloso), Chiesa del Convento di San Francesco, Cappella ipogea, interno, parete nord, nicchia destra, sottarco, lato sinistro

Commento:
ai due lati del sottarco della nicchia che contiene l’affresco relativo alla scena d’incoronazione di Maria Vergine troviamo i ritratti di due figure femminili. Presumibilmente si tratta di Margherita del Balzo (lato destro), duchessa di Taranto e moglie di Francesco I del Balzo (duca d’Andria, conte di Montescaglioso, Squillace e Teano e signore di Montepeloso), e della figlia Antonia (lato sinistro), futura regina di Trinacria (ovvero, della Sicilia). A loro si deve la realizzazione di questa cappella e dei relativi affreschi in quella che, in origine, era la torre orientale della fortezza cittadina e che, da adesso, diveniva l’oratorio del nuovo convento francescano posizionato all’interno della fortezza stessa

Ritratto di Margherita del Balzo

Autore: maestranze dell’Italia meridionale

Tecnica e materiale: affresco

Data: 1370-1374

Collocazione: Irsina (già Montepeloso), Chiesa del Convento di San Francesco, Cappella ipogea, interno, parete nord, nicchia destra, sottarco, lato destro

Commento:
ai due lati del sottarco della nicchia che contiene l’affresco relativo alla scena d’incoronazione di Maria Vergine troviamo i ritratti di due figure femminili. Presumibilmente si tratta di Margherita del Balzo (lato destro), duchessa di Taranto e moglie di Francesco I del Balzo (duca d’Andria, conte di Montescaglioso, Squillace e Teano e signore di Montepeloso), e della figlia Antonia (lato sinistro), futura regina di Trinacria (ovvero, della Sicilia). A loro si deve la realizzazione di questa cappella e dei relativi affreschi in quella che, in origine, era la torre orientale della fortezza cittadina e che, da adesso, diveniva l’oratorio del nuovo convento francescano posizionato all’interno della fortezza stessa

Cattedrale della Madonna della Bruna e Sant’Eustachio

Informazioni accessibilità:

Indirizzo: piazza Duomo. Orari di apertura: elementi esterni sempre visibili; elementi interni accesso da MATA – Museo Diocesano Matera, via Riscatto, 12, tutti i giorni h. 09:00-18:00 (ultimo ingresso 17:30), domenica e solennità visite turistiche sospese dalle 10:00 alle 12:30. Contatti: Oltre L’Arte (https://www.oltrelartematera.it/oltre-larte/).

Capitello con mezze figure maschili e palmette

Autore: maestranze locali

Tecnica e materiale: scultura in pietra

Data: 1230-1270

Collocazione: Matera, Cattedrale della Madonna della Bruna e Sant’Eustachio, interno, navata centrale, lato sinistro, prima colonna

Commento:
le figure scolpite in questo capitello fissano alcuni tipi rappresentativi della realtà sociale del tempo. Forse in tal modo, come anche altrove all’interno della cattedrale, si voleva evocare simbolicamente i principali rappresentanti della comunità cittadina che avevano contribuito economicamente alla realizzazione della chiesa

Semicapitello con figure maschili e palmette

Autore: maestranze locali

Tecnica e materiale: scultura in pietra

Data: 1230-1270

Collocazione: Matera, Cattedrale della Madonna della Bruna e Sant’Eustachio, interno, controfacciata, semicolonna lato sinistro, faccia est

Commento:
questo semicapitello posto in controfacciata presenta scolpiti tre personaggi di elevato rango sociale: la figura con turbante ed eleganti vesti è un saraceno; quello con la lunga barba trattenuta nella mano, probabilmente, rappresenta un intellettuale; e il restante è forse un chierico. I tre personaggi raffigurano simbolicamente i rappresentanti del clero e del potere laico cittadino (nobili, burocrati e intellettuali) che contribuirono economicamente alla costruzione della stessa cattedrale

Chiesa dei Santi Pietro e Paolo

Informazioni accessibilità:

Indirizzo: piazza San Pietro Caveoso. Orari di apertura: tutti i giorni h. 08:30-22:00.

Figura di orante (forse il committente)

Autore: maestranze dell’Italia meridionale

Tecnica e materiale: scultura in pietra calcarea

Data: seconda metà del XIII

Collocazione: Matera, Chiesa dei Santi Pietro e Paolo (detta di San Pietro Caveoso), interno, navata laterale sinistra, quarta cappella, fonte battesimale

Commento:
questo fonte battesimale presenta scolpita, in una delle sei loggette trilobate in cui è spartito, la figura di una persona genuflessa e in atteggiamento orante verso quello che sembra essere il Cristo benedicente dall’alto dei Cieli. L’immagine potrebbe rappresentare il committente dell’opera, anche se, in mancanza di specifici elementi distintivi, è difficile determinare la sua identità. L’assenza di attributi religiosi, però, farebbe pensare a un laico, forse un membro dell’élite cittadina (un nobile o anche un burocrate)

Chiesa rupestre di Santa Lucia alle Malve

Informazioni accessibilità:

Indirizzo: rione Malve. Orari di apertura: tutti i giorni h. 10:00-16:00. Contatti: Oltre L’Arte (https://www.oltrelartematera.it/oltre-larte/).

Giglio angioino

Autore: maestranze dell’Italia meridionale (forse tarantine)

Tecnica e materiale: affresco

Data: fine del XIII-inizio del XIV secolo

Collocazione: Matera, Chiesa rupestre di Santa Lucia alle Malve, interno, navata destra, parete lato destro, registro inferiore, Incoronazione di Maria Vergine tra Santi

Commento:
nella scena relativa all’Incoronazione di Maria Vergine tra Santi campita all’interno di questa chiesa rupestre, la figura del Cristo impugna un giglio che è stato interpretato come quello araldico degli Angioini (re di Napoli). Esso potrebbe alludere a un committente particolarmente legato alla corte regia o appartenente a una delle famiglie cittadine connesse alla feudalità angioina che, forse, qui si era voluto far seppellire

Cattedrale Santa Maria Assunta Melfi

Informazioni accessibilità:

Indirizzo: piazza Duomo. Orari di apertura: elementi esterni sempre visibili; elementi interni tutti i giorni h. 08:00-12:30 / 15:00-19:30

Grifoni (o leoni)

Autore: Noslo di Remerio

Tecnica e materiale: mosaico a pietra

Data: 1153

Collocazione: Melfi, Cattedrale di Santa Maria Assunta, Campanile, esterno, quarto livello, parete ovest

Commento:
a volere la costruzione di questo campanile era stato il re di Sicilia Ruggero II di concerto con suo figlio (e futuro re) Guglielmo I. Melfi faceva parte delle terre peninsulari del regno siciliano ed era particolarmente legata alla dinastia normanna degli Altavilla. A ricordare gli aulici committenti, ai lati della bifora dell’ultimo piano della torre, furono raffigurati due animali affrontati che sono stati interpretati come grifoni o come leoni. I leoni costituivano un simbolo di regalità e richiamavano, dal punto di vista araldico, proprio la dinastia normanna dei re di Sicilia. Per di più, ritroviamo questi animali in numerosi manufatti della corte palermitana e nelle fonti scritte coeve sono presenti riferimenti a re Ruggero II che fanno ricorso proprio all’immagine leonina

Lapide commemorativa

Autore: Noslo di Remerio

Tecnica e materiale: incisione su pietra

Data: 1153

Collocazione: Melfi, Cattedrale di Santa Maria Assunta, Campanile, esterno, primo livello, parete ovest

Commento:
questa iscrizione, incisa su una lastra rettangolare, ricorda che a realizzare la torre furono il re di Sicilia Ruggero II (evidentemente, a commissionare e a finanziare la sua costruzione) e l’architetto Noslo di Remerio (il coordinatore dei lavori e il reale artefice dell’opera). Melfi faceva parte delle terre peninsulari del regno siciliano ed era particolarmente legata alla dinastia normanna degli Altavilla

Lapide documentaria

Autore: Noslo di Remerio

Tecnica e materiale: incisione su pietra

Data: 1153

Collocazione: Melfi, Cattedrale di Santa Maria Assunta, Campanile, esterno, primo livello, parete nord

Commento:
questa iscrizione, incisa su una lastra rettangolare, ricorda che a commissionare e a pagare la costruzione della torre campanaria fu il re di Sicilia Ruggero II di concerto con suo figlio (e futuro re) Guglielmo I e con la cooperazione logistica del vescovo melfitano Ruggero e della cittadinanza. Melfi faceva parte delle terre peninsulari del regno siciliano ed era particolarmente legata alla dinastia normanna degli Altavilla

Leone

Autore: maestranze dell’Italia meridionale

Tecnica e materiale: scultura in pietra

Data: XI-XII secolo (o età romana)

Collocazione: Melfi, Cattedrale di Santa Maria Assunta, Campanile, esterno, primo livello, cornice marcapiano, parete ovest

Commento:
a volere la costruzione del campanile della Cattedrale di Melfi era stato il re di Sicilia Ruggero II di concerto con suo figlio (e futuro re) Guglielmo I. Melfi faceva parte delle terre peninsulari del regno siciliano ed era particolarmente legata alla dinastia normanna degli Altavilla. A ricordare gli aulici committenti, sulla cornice marcapiano del primo livello della parete ovest della torre, fu inserito un leone (forse di reimpiego) con una testa di ariete tra le zampe. Il leone costituiva un simbolo di regalità e richiamava, dal punto di vista araldico, proprio la dinastia normanna dei re di Sicilia. Per di più, ritroviamo questo animale in numerosi manufatti della corte palermitana e nelle fonti scritte coeve sono presenti riferimenti a re Ruggero II che fanno ricorso proprio all’immagine leonina

Leone

Autore: maestranze dell’Italia meridionale

Tecnica e materiale: scultura in pietra

Data: XI-XII secolo

Collocazione: Melfi, Cattedrale di Santa Maria Assunta, Campanile, esterno, primo livello, cornice marcapiano, parete nord

Commento:
a volere la costruzione del campanile della Cattedrale di Melfi era stato il re di Sicilia Ruggero II di concerto con suo figlio (e futuro re) Guglielmo I. Melfi faceva parte delle terre peninsulari del regno siciliano ed era particolarmente legata alla dinastia normanna degli Altavilla. A ricordare gli aulici committenti, sulla cornice marcapiano del primo livello della parete nord della torre, fu inserito un leone (forse di reimpiego) con una figura umana tra le zampe. Il leone costituiva un simbolo di regalità e richiamava, dal punto di vista araldico, proprio la dinastia normanna dei re di Sicilia. Per di più, ritroviamo questo animale in numerosi manufatti della corte palermitana e nelle fonti scritte coeve sono presenti riferimenti a re Ruggero II che fanno ricorso proprio all’immagine leonina

Chiesa del Convento di Sant’Antonio

Informazioni accessibilità:

Indirizzo: largo Sant’Antonio, 40. Orari di apertura: tutti i giorni h. 07:30-12:00 / 16:30-19:00

Giglio angioino

Autore: maestranze dell’Italia meridionale

Tecnica e materiale: scultura su pietra

Data: fine XIV-inizio XV secolo

Collocazione: Melfi, Chiesa del Convento di Sant’Antonio, interno, controfacciata, lato destro, lastra tombale di vescovo

Commento:
nella qui presente lastra tombale, la figura vescovile che vi è scolpita impugna un pastorale caratterizzato da un fiore di giglio (simbolo araldico della dinastia angioina). Quest’ultimo potrebbe alludere all’identità del raffigurato (verosimilmente colui che aveva anche commissionato la realizzazione della propria sepoltura): un religioso, forse, particolarmente legato alla corte regia di Napoli o appartenente a una delle famiglie cittadine connesse alla feudalità angioina che in questa chiesa si era voluto far seppellire

Chiesa rupestre di Santa Lucia

Informazioni accessibilità:

Indirizzo: contrada Giaconelli. Orari di apertura: accesso su appuntamento. Contatti: Archeoclub Melfi, Vincenzo Fondone, tel. + 39 345 356 0761.

Figura di committente

Autore: maestranze dell’Italia meridionale

Tecnica e materiale: affresco

Data: 1292

Collocazione: Melfi, Chiesa rupestre di Santa Lucia, interno, parete di fondo

Commento:
nell’affresco della parete di fondo di questa chiesa rupestre compare, ai piedi della Vergine in trono, una figura di dimensioni ridotte, inginocchiata e con le mani giunte in atto di preghiera. L’uomo, caratterizzato da un’evidente tonsura e da una veste talare e da una dalmatica (ampia tunica liturgica), è chiaramente un religioso ed è identificato da un’iscrizione come un certo Melfisio, cappellano della Chiesa urbana di Santa Lucia a Melfi e committente della presente cappella rurale (presumibilmente allestita come proprio luogo di sepoltura)

Cattedrale Santa Maria Assunta Rapolla

Informazioni accessibilità:

Indirizzo: via Regina Elena, 35. Orari di apertura: elementi esterni sempre visibili; elementi interni tutti i giorni h. 08:00-12:00 / 16:00-19:00. Contatti: don Mauro, tel. 349 469 3264 / email: donmaurogallo@gmail.com.

Iscrizione dedicatoria

Autore: Sarolo da Muro Lucano

Tecnica e materiale: scultura su pietra (rilievo)

Data: 1209

Collocazione: Rapolla, Cattedrale di Santa Maria Assunta, esterno, parete sud (collocazione non originaria)

Commento:
sotto il rilievo dell’Annunciazione, realizzato nel 1209 per questa cattedrale, è posta un’iscrizione dedicatoria in esametri composta da sei pannelli suddivisi in due registri. Questa è stata tradizionalmente associata alla soprastante scultura e all’altro rilievo, posto poco distante e sulla stessa parete della chiesa, raffigurante una scena relativa all’episodio del Peccato originale. La scritta indica i nomi dell’autore e del committente dell’opera: il primo è identificato con lo scultore locale Sarolo da Muro Lucano mentre il secondo è un vescovo della stessa cattedrale di nome Riccardo

Iscrizione dedicatoria

Autore: Melchiorre (erroneamente detto da Montalbano)

Tecnica e materiale: scultura su pietra

Data: 1253

Collocazione: Rapolla, Cattedrale di Santa Maria Assunta, esterno, facciata, portale

Commento:
sopra e sotto il fregio a intreccio vegetale che decora l’architrave del portale della cattedrale corre un’iscrizione dedicatoria in quattro righe (quelle superiori a rilievo e quelle inferiori incise) che ricordano l’autore e il committente dell’opera. Il primo è identificato con un certo Melchiorre (in passato erroneamente ritenuto di Montalbano) mentre il secondo è Giovanni, vescovo della stessa cattedrale e chierico originario, questi sì, di Montalbano presso Anglona

Chiesa di San Biagio

Informazioni accessibilità:

Indirizzo: via Biagio Guarnaccio. Orari di apertura: accesso su appuntamento. Contatti: don Mauro, tel. +39 349 469 3264.

Figura di orante (forse la committente)

Autore: maestranze locali

Tecnica e materiale: affresco

Data: XIV secolo

Collocazione: Rapolla, Chiesa di San Biagio, interno, nicchia parete sud, parete di fondo, Crocifissione

Commento:
ai piedi del Cristo crocifisso, affrescato nella preesistente chiesa rupestre inglobata nell’attuale chiesa, compare una figura femminile di dimensioni più piccole, con il capo coperto da un velo bianco e con le mani giunte, in atteggiamento di devozione, e rivolte verso il Crocifisso. Presumibilmente, si tratta della committente dell’opera, anche se la perdita della relativa iscrizione e l’assenza di attributi caratteristici non consentono di avanzare ipotesi sulla sua identità. Forse si tratta di una nobildonna locale o, comunque, di una figura in qualche modo legata, per motivi liturgico-devozionali o anche funerari, alla chiesa rupestre incorporata nell’attuale edificio tardo-settecentesco

Chiesa della Badia di Santa Maria di Pierno

Informazioni accessibilità:

Indirizzo: SP Bosco della Pietra. Orari di apertura: elementi esterni sempre visibili.

Iscrizione dedicatoria

Autore: Sarolo da Muro Lucano

Tecnica e materiale: scultura su pietra

Data: 1189-1197

Collocazione: San Fele, Chiesa della Badia di Santa Maria di Pierno, esterno, facciata, portale

Commento:
sull’archivolto, sulla lunetta e sull’architrave del portale della chiesa sono presenti tre iscrizioni. Queste ci informano sulla data di inizio e di fine dei lavori: rispettivamente il 1189 e il 1197; su chi furono gli autori dell’opera: il maestro Sarolo da Muro Lucano insieme a suo fratello Ruggero e ad altri collaboratori provenienti da quella stessa città; e sull’identità di coloro che la commissionarono: soprattutto il signore normanno Gilberto II di Balvano ma di concerto con Agnese, badessa dell’Abbazia di San Guglielmo al Goleto (da cui la Badia di Pierno dipendeva), e con la cooperazione di Bartolomeo, priore della stessa Badia, che completò l’opera iniziata già dal predecessore Altenio

Abbazia della Santissima Trinità. Chiesa Vecchia

Informazioni accessibilità:

Indirizzo: SP 18 Ofantina, 13. Orario di apertura: tutti i giorni h. 09:00-13:45. Contatti: tel. +39 0972 34211. Si consiglia di verificare gli orari di apertura prima della visita.

Figura di offerente

Autore: maestranze locali

Tecnica e materiale: affresco

Data: XV secolo

Collocazione: Venosa, Abbazia della Santissima Trinità, Chiesa Vecchia, interno, cripta, parete ovest, Madonna con Bambino e santi

Commento:
nell’affresco Madonna con Bambino e santi posto all’interno della cripta di questa abbazia è rappresentata, ai piedi della seconda figura da destra (identificata con Santa Barbara), una piccola immagine di offerente. Sebbene alquanto lacunosa, si distinguono chiaramente le mani giunte in atto di preghiera e il volto contornato da un velo. Evidentemente, si tratta del committente dell’opera anche se, purtroppo, la scarsità di dettagli non permette di sbilanciarsi sull’identità del soggetto. Appare comunque palese che si tratti di una figura femminile (forse di una nobile famiglia locale) che, presumibilmente, era particolarmente devota a Santa Barbara e legata, per motivi liturgico-devozionali o anche funerari, all’abbazia venosina

Itinerario e schede a cura di Dr. Mirko Vagnoni nell’ambito del Progetto Pilota Next Generation UE-PNRR Tech4You 4.1.2 “Enhancement of tangible and intangible Cultural Heritage, by creating sustainable and experiential cultural routes for the construction of local identities” dell’Università della Basilicata (2023-2025) coordinato dalla Prof.ssa Elisa Acanfora.